Al Museo dell’attore la casa di Govi apre il cuore dei genovesi (video di Tabloid)

Ricreato nei nuovi spazi del Museo civico in via del Seminario il salotto originale del grande e amatissimo attore che “è stato per Genova quello che Molière ha rappresentato per la

Francia” dice il professor Eugenio Buonaccorsi.

Appena saliva sul palco si scatenava l’ovazione del teatro, non c’era bisogno di aspettare la prima delle sue celebri battute, bastava che Gilberto Govi guardasse la platea con quegli occhi sornioni, sotto le sopracciglia inarcate, per arrivare subito al cuore del pubblico.
“Govi è stato per Genova – dice il professor Eugenio Buonaccorsi – quello che Molière ha rappresentato per la Francia. Non è un’esagerazione, come dal punto di vista culturale la Francia si riconosce in Molière, anche se si riconosce anche in altri sicuramente Molière è una proiezione dello spirito e dell’anima francese, così non c’è dubbio che Genova trovi un simbolo molto importante in Govi.”
Sposato con l’attrice Rina Gaioni, sua compagna nella vita e nel teatro, Govi scomparso nel 1966 ha portato sui palcoscenici 78 commedie, dai Manezzi pe maja na figgia a Pignasecca e Pignaverde a Colpi di Timone solo per citarne alcune. Grande attore e ammiraglio della sua squadra in scena, straordinario inventore, libero da convenzioni, di personaggi e caratteri genovesi indimenticabili e irresistibili, Govi con il suo mondo ora ha trovato casa, stabilmente, nella nuova sede del Civico Museo Biblioteca Biblioteca dell’Attore in via del Seminario.
L’anno scorso decine di migliaia di visitatori della mostra goviana L’attore, la maschera, il teatro curata da Eugenio Buonaccorsi alla Loggia di Banchi avevano chiesto che l’esposizione sul celebre e amatissimo attore genovese diventasse permanente. Ora è davvero così perché lo studio originale che Govi aveva nel suo appartamento in piazza della Vittoria ( e che sua moglie Rina con lascito testamentario aveva messo a disposizione del Museo dell’Attore) dopo un lungo periodo di sistemazione provvisoria al museo di Sant’Agostino, è stato ricreato nei nuovi ampi spazi del Museo dell’Attore.Biblioteca Berio Museo G. Govi foto 3
“Il fondo Govi – dice Gian Domenico Ricaldone, responsabile dell’archivio del museo – è costituito dagli arredi del suo salotto, con la scrivania, le poltrone, i suoi bauli per i costumi delle commedie, insieme a molti altri oggetti e al celebre gipponetto per la scena della gassetta e pomello. E poi c’è l’archivio con fotografie, ritagli di giornale e i copioni, con tutto il lavoro e gli interventi che Govi faceva sui testi rielaborandoli continuamente per adattarli ai suoi personaggi. Aperta a tutti i genovesi, gli appassionati, gli amanti del teatro, questa perciò è la nuova casa di Govi”.
Sembra ancora di vedere Govi seduto alla sua scrivania ad annotare, riscrivere, cancellare sui copioni. Un’impressione ancora più forte è arrivata nella festa per l’apertura di “Casa Govi” dalle scene di Colpi di Timone interpretate da Giunio Lavizzari nei panni del cavalier Giovanni Bevilacqua.
“E’ stata un’emozione grande e profondissima – dice Lavizzari – e anche se ho calcato tante volte i palcoscenici, non mi sembra ancora vero aver potuto interpretare un personaggio di Gilberto Govi, a quella scrivania dove lui ha inventato i suoi personaggi ”.Biblioteca Berio Museo G. Govi foto 2
Nella nuova casa in via del Seminario Eugenio Buonaccorsi con il libro Govi cinquant’anni dopo ha ricordato tutte le peculiarità e la grandezza di questo amatissimo protagonista del teatro.
“E’ un simbolo per tutti i genovesi, ma non solo – dice Buonaccorsi – perché Gilberto Govi ha fatto un’operazione straordinaria, lavorando con un dialetto impervio e difficile è riuscito a raggiungere un pubblico ben al di là della città della Lanterna. I suoi spettacoli sono stati rappresentati in tutte le maggiori città italiane, da Milano a Roma, da Palermo e Trieste e ha fatto anche tournée all’estero, sia in Sud America dove c’erano molti emigrati liguri, sia a Parigi e portare il genovese a Parigi era evidentemente il segno di una grandezza artistica capace di superare tutte le barriere linguistiche.” 

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