Gli amori difficili delle ragazze in tempi di emigrazione (video di Tabloid)
Incomprensioni linguistiche ma anche duro lavoro quotidiano nella vita degli emigrati della Val Fontanabuona in America: le commoventi testimonianze di quelle vite avventurose fra metà Ottocento e metà Novecento sono
raccolte con indefessa cura e passione dal Lascito Cuneo di Calvari, a San Colombano Certenoli.

Spaesamento, meraviglia, curiosità, incomprensioni amorose: c’è tutto ciò nella lettera consumata dal tempo che Rosa Cademartori, ragazza della Val Fontanabuona catapultata negli Stati Uniti negli anni Venti del Novecento, scrisse nel 1924 alla zia rimasta in Italia. Questa lettera dalla grafia ordinata, come tante altre testimonianze scritte o fotografie od oggetti dell’epoca della grande emigrazione italiana verso le Americhe, fra metà Ottocento e metà Novecento, evoca una storia umana affascinante, avventurosa, piena di fatica, rovesci di fortuna, dolori e amori. La lettera di Rosa Cademartori è conservata, insieme ad altre migliaia di documenti sull’emigrazione fontanina raccolti nel corso di decenni, nell’archivio del Lascito Cuneo, scrigno di memorie locali e piccola preziosa istituzione storico-culturale di Calvari, frazione di San Colombano Certenoli. Le testimonianze dell’emigrazione sono la parte preponderante (seppur non l’unica) del patrimonio del Lascito Cuneo, e riservano scoperte interessanti, come spiega Renato Lagomarsino, curatore dell’istituzione: c’è il grosso diario di memorie di Andrea Gagliardo, intraprendente garzone di bottega che a San Francisco divenne padrone del negozio e poi vendette tutto per andare a cercare l’oro in Columbia Britannica; ci sono le storie di artisti che ebbero successo negli Stati Uniti ma di cui in Val Fontanabuona non si sapeva niente, come Mary Magdalen Solari che fu apprezzata ritrattista a Memphis o i tre fratelli Ciro, Egisto e Rinaldo Cuneo, che ebbero successo in California ai primi del Novecento; ci sono oggetti regalati al Lascito dai discendenti degli emigrati, ancora legatissimi alle terre di origine dei loro avi, con cui si tengono in contatto come possono, riuscendo talvolta anche a fare un viaggio di ritorno. Il Lascito Cuneo in origine era costituito soltanto da un castello neogotico, costruito a metà dell’Ottocento da una famiglia eminente di Calvari, e da tutto il suo contenuto: arredi, fondo librario antico, archivio familiare e qualche opera d’arte (dipinti e sculture) realizzata da Gian Battista Cuneo, l’ultimo discendente della famiglia, morto nel 1905, e colui che donò il Lascito al Comune di San Colombano Certenoli. Il padre di Gian Battista era Domenico Cuneo, sindaco di San Colombano per 10 anni a metà dell’Ottocento, ricordato per aver convinto il governo piemontese a realizzare la strada di fondovalle da Carasco a Calvari. Oggi il Lascito è gestito per conto del Comune da un gruppo di attivi volontari, Gli amici dell’asino d’oro, che riescono a sostenere conservazione dei beni, ricerche storiche e attività culturali grazie a 200 quote associative ma anche grazie alle donazioni che arrivano regolarmente dall’America da alcuni generosi discendenti di emigrati.

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