“Città metropolitane, serve un ministro”, da Genova la richiesta di Anci

Il progetto Anci #MetropoliStrategiche ribadisce la centralità degli enti di area vasta nati nel 2015 per diventare il motore dell’innovazione e dello sviluppo economico dell’Italia, ma che hanno bisogno di attenzione da parte del governo.  Roberto Cella: “Il

Piano strategico metropolitano di Genova è uno strumento di azione rilevante”. 

Nate nel 2015 con la legge Del Rio, le Città metropolitane avrebbero dovuto essere il motore dello sviluppo economico italiano e dell’innovazione tecnologica nei servizi pubblici, enti quindi molto diversi dalle vecchie province, più forti e più strategici, dotati di strumenti potenti di pianificazione e di programmazione, oltre che di cospicue risorse economiche e professionali, ma così non è stato, perché la riforma che le ha varate è rimasta in gran parte inattuata. Per iniziare a riparare questa falla, Anci, l’associazione dei comuni italiani (a cui le 14 Città metropolitane sono associate) ha lanciato il progetto Metropoli strategiche, finanziato dal Pon Governance 2014-2020, che punta a fare formazione all’interno di questi nuovi enti per favorire la trasformazione verso i nuovi fini istituzionali delle strutture ereditate dalle vecchie Province.

Questa mattina Metropoli Strategiche è approdato in Città metropolitana di Genova, dove Paolo Testa, responsabile nazionale del progetto, ne ha illustrato le finalità lanciando anche una richiesta: “Servirebbe un ministro delle città, come esiste in altri Paesi, per sancire quel ruolo centrale e propulsivo che le Città metropolitane hanno nell’economia nazionale ma che la legge Del Rio ha solo formalizzato senza concretizzarlo pienamente. Da parte di Anci stiamo facendo il possibile per dare gambe alle Città metropolitane, per esempio con il coordinamento dei sindaci metropolitani che si riunisce periodicamente nelle diverse città per condividere le best practice e istituire forme di collaborazione. Senza dubbio, però, alla legge Del Rio va fatto un ‘tagliando’, perché obiettivamente quella riforma è rimasta incompiuta e va completata e in certi aspetti corretta”.

Di contraddizione fra intenzioni e risultati ha parlato anche il direttore di Anci Liguria Pierluigi Vinai, che ha però esortato i sindaci dei comuni appartenenti alla Città metropolitana di Genova a non rimpiangere la defunta Provincia: “Le Città metropolitane, almeno sulla carta, sono enti ben più forti delle vecchie Province, se al momento non hanno ancora espresso tutte le loro potenzialità la soluzione non è tornare al passato ma cercare gli strumenti per farle funzionare a pieno regime. E comunque alcuni effetti positivi già si vedono, uno su tutti il Pums metropolitano, in Piano della mobilità sostenibile che per la prima volta è stato scritto in una visione metropolitana e non comunale”.

Roberto Cella, consigliere metropolitano delegato al Piano strategico metropolitano e allo sviluppo economico, ha ricordato che uno dei principali e più efficaci strumenti in dotazione alla Città metropolitana è “il Piano strategico metropolitano, molto utile per interagire con i Comuni e raccogliere esigenze sparse da concentrare in progetti unitari e coerenti da presentare poi a quei bandi governativi ed europei che finanziano interventi su strade, scuole ed altro, come il Bando periferie“.

L’aggiornamento del Piano strategico metropolitano è uno dei tre interventi (gli altri due sono il potenziamento del sito web FuoriGenovae la digitalizzazione delle procedure amministrative) con cui Città metropolitana di Genova partecipa a Metropoli Strategiche.

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