Intervista esclusiva ad Alberto Corradi

Arenzano. Dopo aver staccato la spina per un breve periodo, Alberto Corradi si è ributtato a capofitto sul lavoro: “Ho seguito, in particolar modo, la Serie B italiana, maanche quella inglese

– afferma il collaboratore tecnico di mister Ivan Jurić – per vedere di scoprire giocatori interessanti e devo dire che è stata un’esperienza importante, che mi ha anche permesso di accrescere il bagaglio tecnico, attraverso lo studio dei moduli applicati dai vari mister, nelle tante partite visionate. A tale scopo, sto pensando di andare ad assistere agli allenamenti di altri allenatori di Serie A e B”.

Concordi sul fatto che per quanto si possano studiare moduli e schemi, poi, una volta in campo, il calcio continua ad essere l’arte dell’imprevisto, tanto che il piccolo Davide può riuscire ad impartire una lezione al gigante Golia?

“Certo. Per quanto si possano organizzare e preparare le partite, niente e nessuno può ingabbiare la componente artistica del singolo e la magia di una giocata. Ho sentito paragonare alcuni allenatori a dei maestri di orchestra, ma credo sia una comparazione errata, perché nessuno è in grado di dirigere una squadra di calcio comeun maestro di musica… Toh, volendo fare in ogni caso un accostamento, lo si può fare, al massimo, con il jazz, dove sono consentite agli orchestrali deroghe al testo programmato”.

Quindi è pertinente la definizione del goal fornita da Jorge Valdano, campione del mondo,con la nazionale argentina a Mexico ’86, nonché ex giocatore e dirigente del Real Madrid, che lo ritiene “il dettaglio cruciale, la chiave che apre la porta”?

“Il goal è la sintesi del lavoro fatto in partita ed in allenamento, ma anche il lampo di genio del giocatore, che ha saputo trovarsi al posto giusto nel momento opportuno. Un goal può determinare un’ annata calcistica” – afferma Corradi – “Un esempio? Il rigore calciato e realizzato da Palladino, contro il Modena, che diede al Crotone la matematica certezza della Serie A. A livello emotivo, poi, fa esplodere un momento di gioia collettiva, che crea entusiasmo e consolida il senso di appartenenza al gruppo”.

Domanda banale, quanto scontata… Ti rivedremo presto in campo, al fianco di Jurić?

“Come potrei non rispondere che me lo auguro? Di certo posso attestare la determinazione del mister – e mia – ad affrontare ogni prossima sfida col massimo impegno… quello che consente di ottenere risultati, ovunque”.

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